I Mostri sacri di Java est: Gunung Bromo e Kawah Ijen

Quando programmiamo i viaggi, soprattutto in continenti diversi dal nostro, cerchiamo sempre emozioni forti, diverse dal solito…e cosa, se non la natura ci può regalare queste sensazioni?

L’Indonesia, da questo punto di vista non manca certo di alternative, una tra le quali è senza dubbio la numerosa presenza di spettacolari vulcani, se ne contano circa 150 ancora attivi in tutto il paese, i quali hanno esercitato da sempre un fascino irrefrenabile per l’uomo.

Noi abbiamo deciso, complice la bellezza dei luoghi e le esigenze legate al tempo, di visitare soltanto quelli più famosi dell’isola di Java: il Monte Bromo ed il Kawah Ijen.

Per raggiungere il Gunung Bromo siamo atterrati all’aeroporto di Surabaya, e dopo circa 3 ore di macchina in compagnia del nostro driver, siamo arrivati al nostro hotel nella località di Cemoro Lawang, un piccolo e grazioso villaggio di montagna ai piedi del vulcano, dove la temperatura si abbassa notevolmente, soprattutto nelle ore serali ed alle prime ore del mattino.

Quel mattino che si è avvicinato molto velocemente; infatti la partenza era programmata per le ore 3.30 a bordo di una jeep 4X4 che tra curve tortuose e rally su strade di sabbia ci ha condotto fino al punto panoramico.

Qui per ammazzare il tempo, abbiamo sgomitato un po’ tra la calca di turisti accorsi, per accaparrarsi il posto ideale dove godere lo spettacolo dell’alba.

Attesa che è stata ripagata da uno scenario che rimarrà per sempre impresso nei nostri occhi. Un paesaggio lunare di una bellezza inaudita, che cambia scorcio e colore ad ogni minuto che passa, trasmettendoci un senso di pace e tranquillità.

Lo spettacolo dell'alba sul Monte Bromo

Quando il sole è già alto ed illumina tutta la vallata, ritorniamo ai piedi del vulcano per poter raggiungere, salendo i 253 scalini, le viscere fumanti del cratere, che con i suoi sbuffi continui ed assordanti provocano un misto di sensazioni fra inquietudine ed ammirazione.

Nella bocca del cratere

Quelle sensazioni che purtroppo siamo costretti ad abbandonare, perché il tempo a disposizione stringe, ed è già ora di ripartire alla volta di Bondowoso, cittadina che ha rappresentato un ottimo punto di accesso per la visita del Kawah Ijen.

In serata, appena arrivati in hotel, dopo uno spuntino veloce decidiamo di andare a dormire, perché la sveglia dell’indomani suonerà ancora prima di quella del giorno precedente, esattamente alle ore 00.30.

Emozionati per l’avventura che ci aspetta, partiamo a bordo della nostra auto, e dopo 2 ore di viaggio, arriviamo al campo base dove avrà inizio il nostro trekking in compagnia di una guida locale.

La prima parte di escursione è abbastanza semplice, anche se i 3 Km di ascesa che conducono al punto di osservazione sono molto ripidi, intervallati da una sola sosta dove si può gustare qualcosa di caldo, e noleggiare le maschere antigas, necessarie per la visita del cratere.

La fase più difficoltosa del trekking è senza dubbio la discesa, un arduo sentiero ghiaioso ed in alcuni tratti scivoloso, che però diventa più facile se si osserva la fatica dipinta sul volto dei poveri raccoglitori di zolfo che ogni giorno per poche rupie percorrono su e giù il vulcano con un carico sulle spalle che va dai 60 agli 80 kg. Semplicemente degli eroi.

Raccoglitore di zolfo sul Kawah Ijen

Una volta nella bocca del cratere, lo spettacolo delle fiamme blu, ci lascia letteralmente esterrefatti, catturando la nostra attenzione fino a quando l’alba non ci permette più di osservarle.

Il fenomeno delle fiamme blu

Alba che però ci scopre un altro scenario spettacolare quello sul magnifico lago sulfureo dalle acque turchesi circondato dalle immense pareti del cratere del vulcano Ijen.

Noi sul punto panoramico dal quale si scorge il lago sulfureo

Con questa immagine impressa nei nostri occhi termina l’avventura di due giorni tra i vulcani di Java Est, che ci ha portato via diverse energie, ripagando però i nostri sforzi con panorami e momenti che rimarranno per sempre indelebili nei nostri cuori.

 

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