Indonesia, Yogyakarta: Il cuore culturale dell'Isola di Java

Se Jakarta è la capitale economica e finanziaria, se la zona orientale con i suoi vulcani è il tripudio della natura, Yogyakarta è certamente il simbolo della cultura e della tradizione javanese, motivo per il quale l’ha resa la prima tappa del nostro appassionante viaggio in alcune delle circa 17.000 isole dell’arcipelago indonesiano.

Dopo un lungo tragitto aereo, con ben due scali, arriviamo a Yogya nel cuore del pomeriggio e veniamo immediatamente catapultati nel traffico indonesiano che è molto più frenetico e caotico rispetto ad altre città che avevamo visitato precedentemente in Asia.

Partiamo a piedi dal nostro hotel, il Puri Pangeran Hotel, in direzione della via principale della città Jl Malioboro, che brulica di persone, ma soprattutto di venditori ambulanti che con i loro folkloristici baldacchini  da street food offrono qualsivoglia tipologia di piatto tipico. Noi per ambientarsi subito con le abitudini locali assaggiamo il famoso ayam goreng, si tratta di arrosticini di pollo marinati nel latte di cocco e poi fritti, assolutamente da provare.

Street food in Jl Malioboro

La passeggiata prosegue tra una bancarella ed un negozio di batik, fino ad arrivare alla zona di Sosrowijayan, dove la Lonely Planet ci consiglia diversi ristoranti economici ed allo stesso tempo qualitativamente validi…e come spesso accade non si sbaglia. Terminiamo la nostra giornata di ambientamento a Yogya, prendendo un becak, il tipico mezzo di trasporto indonesiano, per ritornare al nostro albergo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Matteo e Federica a bordo del tipico becak

La mattina del secondo giorno, la nostra voglia di conoscere anche luoghi non prettamente turistici ci ha portati alla visita del cimitero reale di Imogiri, che dista circa 15 km da Yogyakarta; ovviamente per rendere l’escursione ancora più divertente, abbiamo deciso di raggiungerlo in sella a delle biciclette, non proprio all’ultimo grido, noleggiate nella zona di Prawirotaman.

Dopo un’oretta e mezza di viaggio fra motorini strombazzanti, auto spericolate e camion ingombranti, raggiungiamo la nostra destinazione. Leggermente affaticati, dopo aver superato anche i 345 gradini della scalinata, arriviamo all'ingresso del cimitero. Qui come tradizione richiede per i turisti l'obbligo di indossare gli abiti di corte Javanesi, così anche noi ci facciamo belli con questi indumenti tradizionali. 

I cognati con gli abiti tradizionali al cimitero di Imogiri

Entriamo nel complesso che è costituito da tre cortili principali, i due che si incontrano per primi ospitano le spoglie dei sultani di Solo e Yogyakarta, in quello centrale sono presenti le tombe del sultano Agung, oggetto di visita da parte di un gran numero di pellegrini provenienti da ogni parte di Java, e dei sovrani della dinastia Mataram che gli succedettero. Terminata la contemplazione in questo luogo sacro per i javanesi, rimontiamo sulle nostre bici sgangherate per fare ritorno a Yogyakarta. 

In bici all'ingresso del sito di Imogiri

Rientrati nel primo pomeriggio decidiamo di andare a visitare il simbolo della città: il complesso hinduista di Prambanan. Tramite il noleggio bici, conosciamo Arif, un ragazzo gentilissimo che fa il driver in città, il quale diventerà il nostro autista ufficiale per il resto dei giorni di permanenza a Yogya. Arrivati al complesso rimaniamo veramente affascinati dalla bellezza e dalla maestosità del sito archeologico, che assomiglia vagamente ad Angkor Wat in Cambogia. Girovaghiamo fra gli otto templi principali, tra i quali spicca indubbiamente il Candi Shiva Mahadeva, dedicato alla dea Shiva. Alto ben 47 metri, oltre ad essere la struttura più grande è anche la più bella, caratterizzata da elaborati bassorilievi dove vengono rappresentate scene tratte dal Ramayana, poema epico dell’induismo e da una sala centrale che ospita una favolosa statua di Shiva. Ci godiamo il sito archeologico fino a chiusura inoltrata prima di fare ritorno al nostro hotel, da dove ripartiremo per terminare la giornata con un’ottima cena nella zona di Prawirotaman, maggiormente affollata di turisti rispetto a quella della sera precedente. 

Vista notturna del complesso di Prambanan

Il terzo ed ultimo giorno inizia con la visita del Kraton, l’immenso palazzo dei sultani di Yogyakarta, che rappresenta il fulcro politico e culturale della città. Avevamo letto pareri contrastanti sull'interesse che poteva suscitare questa visita, per questo abbiamo deciso di capire se ne valeva o meno la pena. La nostra opinione è che oltre al tipico concerto di gamelan (orchestra di strumenti musicali tipici) che si tiene soltanto in dei giorni e a degli orari prestabiliti (lunedì e martedì dalle 10.00 alle 12.00) e la zona dedicata all'amatissimo sultano Hamengkubuwono IX, il resto del palazzo e i tesori che custodisce sono lasciati un po’ andare e quindi non valorizzati e soprattutto difficili da capire, in quanto le didascalie sono tutte ed esclusivamente in lingua indonesiana. 

Monumento dedicato al sultano Hamengkubuwono IX all'interno del Kraton

Usciti dal palazzo del sultano, facciamo una breve sosta al mercato centrale, il Pasar Beringharjo, dove è possibile fermarsi a mangiare un boccone in uno dei tanti chioschi di street food oppure acquistare qualche abito o stoffa tipica in uno dei numerosi negozi che lo affollano.

Nel primo pomeriggio, saliti sul mezzo di Arif, partiamo in direzione della città di Borobudur, che dista circa due ore di auto da Yogya e che ospita uno dei siti archeologici più visitati di tutta l’Indonesia, il maestoso tempio buddhista di Borobudur, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Prima di arrivare al sito, ci siamo fermati in un’azienda di argento, dove abbiamo assistito alla sua lavorazione, ed in particolare alla realizzazione di orecchini e braccialetti esclusivamente fatti a mano da esperti artigiani, che ovviamente abbiamo acquistato a dei prezzi veramente irrisori.

Artigiano al lavoro nella fabbrica d'argento

Terminata questa breve sosta arriviamo a Borobudur ed iniziamo a visitare questa immensa struttura piramidale composta da 9 livelli, il primo rappresenta il “regno del desiderio”, i cinque livelli successivi di forma quadrata rappresentano il “regno della forma pura”, le ultime tre terrazze circolari che ospitano i famosi stupa simboleggiano il cammino verso il nirvana ovvero il “regno del senza forma”. Noi facciamo sosta proprio al quartultimo livello e decidiamo di goderci questo ultimo scorcio di serata ammirando il tramonto che piano scende all'orizzonte toccando la foresta che circonda l’intero complesso. Per dovere di cronaca se si è interessati a vedere il tramonto o l’alba sul Borobudur è necessario munirsi di un biglietto aggiuntivo non proprio economico (ca. 30€) oltre a quello d’ingresso, che noi consigliamo di acquistare perché quello al quale assisterete è uno spettacolo irripetibile.

Tempio di Borobudur

E’ giunto il termine della nostra esperienza nella città di Yogyakarta, che ci ha regalato momenti divertenti, siti storici mozzafiato e soprattutto il sorriso e la gentilezza delle persone, che come il nostro amico e driver Arif si sono dimostrate sempre disponibili a soddisfare i nostri desideri. A tutte queste persone non ci resta che dirgli Terima Kasih!!! 

In compagnia del nostro driver Arif

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