Turchia, Cappadocia: la nostra esperienza in 3 giorni

Cappadocia…soltanto pronunciando il suo nome, sembra già di trovarsi in un luogo da sogno. Quel sogno che abbiamo cullato per anni e che si è finalmente realizzato.

Questa terra conosciuta ai più per il romantico volo all’alba delle mongolfiere, o per le falliche formazioni rocciose che prendono il nome di “camini delle fate”, racchiude in se paesaggi lunari, una storia millenaria ed abitanti cordiali e vogliosi di far conoscere il loro territorio.

Il nostro viaggio inizia dall’aeroporto di Kayseri, che dista un’oretta di macchina dalle cittadine più famose come Göreme, Ürgüp ed Uçhisar dove si trova la nostra sistemazione.

Ci accoglie un tempo non propriamente primaverile, ha nevicato nei giorni precedenti e c’è vento, troppo vento; motivazioni che hanno fatto saltare il nostro volo in mongolfiera del giorno seguente.

Ahime nonostante i numerosi tentativi non troveremo posto per volare nelle altre mattine, ed un po’ abbattuti rimandiamo ad un futuro viaggio il nostro desiderio di volare, a detta dei migliori piloti al mondo, nel luogo più affascinante della sfera terrestre.

Giorno 1: Love Valley - Red e Rose Valley - Çavuşin - Devrent Valley

Mattina che inizia quindi con il ritiro dell’auto a noleggio e con la partenza in direzione Love Valley.

Questo luogo magico si trova a pochi km dal centro di Göreme ed offre uno dei panorami più scenografici dove poter scattare foto ai suoi imponenti camini delle fate.

Ma cosa sono questi famosi “camini delle fate” che si sentono così tanto rammentare ogni volta che si parla di questa regione?

La loro origine risale a circa 8 milioni di anni fa, quando l’eruzione di due vulcani, L’Hasan e l’Erciyes ricoprì la zona di ceneri e spessi strati di tufo che sono stati poi modellati per milioni di anni dal vento e dalla pioggia; il basalto più resistente ha fatto da cappello, mentre il tufo sottostante con l’erosione si è trasformato in sottili colonne.

Vengono definite fatate perché secondo la leggenda i massi sulle sommità furono posati da divinità celesti.

Continuiamo il nostro itinerario arrivando a Çavuşin uno dei paesi più conosciuti, non soltanto per il suo castello che preserva al suo interno una chiesa bizantina del VI secolo la Chiesa di San Giovanni Battista, ma come luogo di partenza dei trekking alla scoperta della Rose e Red Valley.

Qui ci incontriamo con Memeth (per trovarlo basta che chiedete a qualsiasi persona in prossimità del contrafforte), un uomo del posto che conosce alla perfezione queste luoghi, e che ci ha fatto da guida, portandoci alla scoperta di queste due spettacolari vallate. Anche qui l’azione dell’acqua e l’erosione nel tempo hanno dato vita a formazioni rocciose alquanto particolari con sfumature di colori che passano dal rossastro, al rosa, al bianco.

Terminato il trekking della durata di due ore e rifocillati con un ottimo tasty kebab, partiamo verso la Valle di Devrent o Valle dell’immaginazione così chiamata perché ospita delle formazioni rocciose piuttosto bizzarre, fra le quali la più famosa è senza dubbio il cammello di roccia raffigurato in numerose cartoline.

In serata invece abbiamo il piacere di assistere allo spettacolo folkloristico, dove abili ballerini e musicisti ci hanno divertito e coinvolto nei loro balli e canti tradizionali.

Giorno 2: Göreme - Paşabağı - Kaymakli - Soğanlı

Il giorno seguente la sveglia suona alle 04.30, non vogliamo assolutamente perdere lo spettacolo delle mongolfiere. Un centinaio di palloni aerostatici sorvolano i cieli della cittadina di Göreme, spinti dalle correnti dei venti che lentamente le fanno alzare ed abbassare quasi fossero sincronizzate, lasciando nei nostri occhi e nel cuore delle immagini indelebili che non dimenticheremo mai.

Dopo questo meraviglioso risveglio siamo carichi per affrontare la nuova giornata in Cappadocia.

Iniziamo con il Museo a cielo aperto di Göreme, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1985, e che ospita un alta concentrazione di chiese rupestri ancora ben conservate. La più famosa è senza dubbio la Chiesa buia che però è attualmente in ristrutturazione.

Il nostro itinerario prosegue verso Paşabağı, detta la vigna del Pacha, dove ci sono i camini delle fate più famosi e fotografati dell’intera regione.

Il tempo di fare un rapido giro e siamo nuovamente in macchina, prossima meta, la città sotterranea di Kaymakli che si trova a circa 30 km di distanza.

In compagnia della guida Mustafa ci siamo addentrati in stretti cunicoli e passaggi impervi fra i vari piani della città, fino ad arrivare al quinto, l’ultimo visitabile. In origine i piani erano ben sette e vi vivevano tutti insieme uomini, donne, bambini ed animali, divisi in base al loro grado sociale; infatti al primo piano dove gli spazi erano maggiori abitavano le famiglie più ricche, e così via fino ad arrivare all’ultimo che ospitava gli immigrati. Qui gli abitanti si trasferivano in periodi di assedio e vi potevano sopravvivere nascosti anche per mesi protetti da grandi pietre circolari che bloccavano rapidamente ogni via di accesso.

Kaymakly e Derinkuyu considerate le più grandi e famose sono soltanto due delle tante città sotterranee presenti in Cappadocia. Ce ne sono anche altre di dimensioni più piccole come quella di Mazıköy che abbiamo avuto il piacere di visitare.

Proseguiamo verso la Valle di Soğanlı, una zona remota, fuori dai normali circuiti di massa dove il tempo sembra essersi fermato, e l’agricoltura e la pastorizia rappresentano ancora le attività primarie dei suoi abitanti.

Una volta sistemati nelle nostre umide ma accoglienti stanze partiamo, accompagnati da un simpatico cagnolino del posto, alla volta di un trekking.

Lungo il sentiero ci siamo imbattuti in alcune chiese rupestri ancora ben conservate come la Chiesa di Santa Barbara e la Chiesa del Serpente dove si trova uno dei rari dipinti di Gesù invecchiato. Al termine del sentiero asfaltato si trova il Giardino di Ismaele dove è possibile fermarsi per mangiare qualcosa o sorseggiare dell’ottimo te’ turco.

Giorno 3: Keşlik Monastery - Mustafapaşa - Ortahisar - Dervisci Rotanti

L’ultimo giorno in Cappadocia inizia con la visita al monastero di Keşlik, detto Monastero degli Arcangeli, dove troviamo ad accoglierci il guardiano del sito, Jabir, che con un ottimo italiano ci ha descritto in maniera oculata tutto il complesso. Si afferma che qui dagli affreschi della Chiesa dell’Arcangelo Michele, gli esperti siano riusciti a capire l’iconografia dei santi dipinti nelle chiese di tutta la Cappadocia.

Terminata questa interessante sosta, ci siamo diretti verso la città di Mustafapaşa, l’antica Sinassos, ricca di chiese e case di origine greca, dove abbiamo notato come le sue antiche dimore si stiano trasformando molto rapidamente in piccoli hotel e bed&breakfast per ospitare il costante aumento della richiesta turistica.

Quel turismo che fortunatamente non abbiamo trovato nella stupenda cittadina di Orthaisar, situata a 6 km da Ürgüp e che ci ha ricordato molto la nostra Matera. Il nome della città deriva dal suo castello che svetta imponente con la sua forma a nido d’ape.

Dopo questa piacevole sosta, la nostra serata si è conclusa, nonostante l’inconveniente navigatore (clicca qui per saperne di più), assistendo alla funzione dei Dervisci Rotanti nello scenografico caravanserraglio di Sahiran. Si tratta di un’antica cerimonia islamica, nota per i suoi celebri danzatori che in abito tradizionale accompagnati da una musica mistica, danzano, roteando in uno stato di quasi ipnosi mossi dalla separazione da Dio e dal desiderio di ritrovarlo attraverso il ballo.

Si conclude con questa immagine e con altre mille emozioni il nostro primo viaggio in Cappadocia, una terra che ci è rapito letteralmente il cuore, e che speriamo di visitare nuovamente al più presto.

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